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18/09/2001 - Svegliare Chico alle 8 del mattino è una gara dura, ma i cine-saltimbanchi non demordono. Oggi è prevista una spedizione al villaggio di Sassalane alla ricerca degli artigiani che costruiscono gli strumenti musicali tradizionali.
Ieri sulla spiaggia di Wimbi, in mezzo a statuette, maschere e collane, Chico e Nello hanno scovato uno stupendo "palo della pioggia", dal suono armonioso. Chico si è fatto travolgere dalla melodia e dice perentorio: "questo suono deve andare insieme al ritmo dei tamburi mentre scorrono i titoli di coda del film". E aggiunge "dobbiamo trovare in questa provincia i maestri che li realizzano".
Alcune informazioni sommarie indicano una probabile presenza di artigiani nell'aldeia di Sassalane. "Lì lavorano, sostiene l'addetto della casa della cultura di Pemba, perché la terra è buona, gli alberi forti, il legno adatto per fabbricare strumenti. E questo è sufficiente per organizzare la missione; a bordo della jeep Chico, Nello, Luca e Betty, alla guida l'esperto Daniel.
Dopo un paio di ore di pista - bellissima - il gruppo raggiunge Sassalane e il capo villaggio sale in macchina per accompagnare la troupe al luogo della musica. È uno spazio circolare su cui domina un vecchissimo mango; all'ombra, sotto l'albero piccoli fuochi accesi. La piazza, all'inizio deserta, si riempie piano piano, arrivano musicisti e danzatori. Gli uomini scaldano la pelle dei tamburi sulle fiamme, le donne indossano delicate cavigliere di foglie secche di palma riempite con sassolini e semi. E inizia la festa. Ottima la musica e seducente la danza, Luca accende la telecamera, Elisabetta sta già scattando con il bianco e nero, ma Chico insiste per trovare gli artigiani, confabula un po' con il capo villaggio, fa un cenno ai ragazzi, e si riparte.
Sulla jeep ci si stringe per far posto a nuovi ospiti, oltre allo chef dell'aldeia, due "guide" che conoscono il laboratorio degli artigiani. "Vivono al villaggio di Muindi" assicurano. Muindi non è molto diverso da Sassalane, anche qui una radura in mezzo al villaggio, la preziosa ombra del mango, il fuoco acceso, la musica, la danza. Ma gli artigiani non vivono qui.
Sulla jeep si fa posto ad un'altra guida, lui sa dove trovare i musici: "dalla strada principale si prende un sentiero che attraversa il mato per due chilometri". Ci sono i macachi, qualche capanna, le donne con i bambini sulla schiena e le ceste in testa, e sono passati quaranta minuti, ma dei costruttori di musica nessuna traccia. "Quanto manca?" chiede Chico "due chilometri" è la risposta. Daniel prosegue, il sentiero lentamente scompare inghiottito dalla savana "quanto manca?" chiede Daniel "due chilometri" è la risposta, "e a piedi?" domanda Chico, "più di un'ora" risponde il ragazzo.
Non c'è soluzione praticabile, sono le due del pomeriggio, è un caldo infernale e mancano sempre due chilometri, ribadisce Chico con una risata contagiosa.
Non ha avuto buona sorte la vicenda dei costruttori di tamburi, eppure qui a Cabo Delgado i tamburi esistono, quelli speciali usati dai Makonde durante le danze rituali.
"Questa sera andiamo a cercare i danzatori Mapiko" suggerisce Chico. A Maiva intorno al grande falò danzano gli uomini con le grottesche teste di legno, interamente coperti da strisce di tessuto, Chico si avvicina ai suonatori che percuotono i tamburi "dove possiamo trovarli gli artigiani che costruiscono gli strumenti?", domanda. "Venite domani, vi accompagniamo al villaggio, è qui vicino"!
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