Il flauto traverso di Chico

20/08/2001 - Ci sono solamente due miglia di mare tra la baia di Inhambane e la città di Maxixe che solitamente vengono coperte dai dhows, le tipiche imbarcazioni a vela degli Swahili, ma la carovana del cinemovel è troppo ingombrante con i suoi camion e le jeep.
Per cui si va per strada, 37 miglia di scossoni e rimbalzi, anche fermarsi a far pipì è arduo, ai bordi della strada i nastri bianchi e rossi indicano i campi minati.

Chicuk è il nome del barrio da raggiungere; qualche difficoltà, come d'abitudine, per il sentiero sterrato, ma c'è una regola che va comunque rispettata: fare il cinema.

A mettere in difficoltà i saltimbanchi del cinemovel questa volta non sono bastati i camion, ci si è mezzo di mezzo anche il proiettore. Il film è iniziato da pochi minuti, quando il proiettore va in blocco, potrebbe essere la lampada: troppi sobbalzi, troppa polvere, troppa umidità. Un momento di sconforto e si passa subito all'azione, Gafur accende le luci del camion, Andrea attacca i faretti al generatore, Luca vola a prendere il proiettore di scorta.
Ma è Chico Antonio a governare la situazione. Tira fuori dalla sua borsa il flauto traverso, lo monta lentamente, spegne la sigaretta, beve un sorso di birra, soffia, fa qualche smorfia, parlotta. E suona, divinamente.
È lui stasera a stregare il pubblico, con la sua musica, con la sua bella faccia, così affascinante con il capello scuro a balze calzato sopra i capelli grigi da rasta.

Ex menino da rua, allevato dai Padri che gli hanno insegnato l'amore per la musica, prima che scappasse dall'orfanotrofio per bisogno di libertà, è uno dei più importanti musicisti mozambicani, e seguirà i ragazzi del cinemovel per tutto il Mozambico.

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