Bernardo Bertolucci
Regista
“…andare in giro per una paese come avete fatto voi mostrando film, specialmente ai bambini, è davvero molto importante… e nel frattempo filmare i bambini mentre guardano i film, filmarli da vicino mentre guardano il loro primo film questo non ha bisogno di commenti, né di parole, l’espressione sulle loro facce parla da sé”
Ho sempre avuto un’idea dell’Africa che era molto influenzata da quella di alcuni amici, come Pasolini e Moravia, che si recavano in Africa molto spesso durante gli anni ‘60 e ‘70, e mi ricordo che quando tornavano a casa c’erano sempre questa specie di incontri coi racconti sui loro viaggi in Africa. Mi ricordo che per Pier Paolo Pasolini l’Africa era come una miniera di idee, poteva trovare in Africa quel che era incapace di trovare in Italia: una società ancora arcaica, con una cultura veramente antica, quindi con tutta l’innocenza che lui avrebbe voluto trovare nel suo paese, l’Italia, ma che non poteva ormai più trovare; l’Italia infatti era già entrata nell’era industriale. Quindi per Pasolini era come una fuga in un mondo di creature che lui credeva ancora innocenti.
Moravia invece aveva una visione diversa, più pragmatica degli africani e dell’Africa.
Ad esempio mi ricordo che Pasolini aveva scritto una sceneggiatura negli anni ‘60, che poi in realtà non portò mai in scena, e che lui chiamò Il padre selvaggio, dove lui usava l’Africa come un posto dove storie strutturali, come la tragedia, potevano ancora esistere e questo è quel che lui voleva fare. Mi ricordo che poi il progetto non andò in porto, ma ne resta un documentario che si chiama Appunti per un’Orestiade africana.
Ma so che quel che mi piace nel cinema attualmente generalmente viene dall’Asia o dall’Africa. Mi ricordo che molto tempo fa incontrai a Venezia uno dei primi e più grandi registi africani, Ousmane Sembène, senegalese, mentre eravamo nella stessa giuria del festival all’inizio degli anni ‘80, e poi ho visto film del Burkina Faso e del Mali e devo dire che in generale c’è una sensazione che è molto forte difronte alla quale resto sbalordito, che consiste nella sensazione dello stare per assistere alla nascita dell’immagine.
Ecco perchè andare in giro per un paese come avete fatto voi mostrando film, specialmente ai bambini, è davvero molto importante.
Credo che questi bambini abbiano la possibilità, in qualche modo, di fare in una sera soltanto, forse, quel che è costato cent’anni alla storia del cinema, essi vedono il cinema delle origini, quando mostrate loro film muti, come Chaplin, Keaton, poi vedono qualcosa col sonoro, poi ancora forse qualcosa in bianco e nero, e poi ancora a colori. Loro hanno la possibilità di vedere con quello speciale talento che hanno le giovani menti di assorbire in modo estremamente ampio e vario.
E penso che questo sia straordinario: mostrare film ai bambini e nel frattempo filmare i bambini mentre guardano i film, filmarli da vicino mentre guardano il loro primo film e questo non ha bisogno di commenti, né di parole; l’espressione sulle loro facce parla da sé.
Stralcio della video intervista realizzata a Roma nel marzo 2002 che accompagna la proiezione del film L’Assedio a Maputo il 30 aprile. Nel 2002 il Mozambico celebra il decimo anniversario degli accordi di pace (firmati a Roma nel 1992), per l’occasione il governo mozambicano e l’ambasciata italiana promuovono una serie di iniziative e, al cinema Xenon, oltre a L’Assedio viene proiettato Mozambico dove va il cinema, il film documentario che racconta l’esperienza del cinemovel.