A dimostrarlo la vivace e numerosa partecipazione ai laboratori organizzati dalla Carovana del libro nelle scuole e nelle sedi delle ong delle aree rurali dell’ Altante marocchino. Amizmiz, Tahanaout, Sidi Youssef Ben Ali sono i villaggi raggiunti dalla Carovana che, quest’anno, ha come tema principale i libri, il cinema e le nuove tecnologie al servizio del sapere.
Ad animare i laboratori, forum internazionali di riflessione, incontro e dialogo interculturale, “militanti” provenienti da varie parti del mondo, esponenti dell’arte della dialettica non bellicosa, che la scrittrice Fatema Mernissi definisce “i cosmocivici”: nuovi cittadini del mondo globalizzato convinti che la democrazia si sperimenti nel pubblico confronto, nel bilanciamento delicato fra libertà e regole comuni.
Tre gli atelier su ci si è particolarmente concentrata l’attenzione delle ragazze e dei ragazzi marocchini. Christiane Kaesgen, responsabile culturale di Dialogpunkt del Goethe Institut di Marrakech, ha coinvolto i giovani studenti in una serie di interessanti incontri sulla progettazione e realizzazione di un progetto culturale, partendo dall’analisi del contesto rurale, delle opportunità, delle esigenze e degli strumenti di comunicazione che possono essere attivati.
Sulla comunicazione in rete, i giovani dei villaggi si sono confrontati con Samantha Constant e Tina George, arrivate dagli Stai Uniti dove vivono da anni, ma rispettivamente di origine irachena e indiana. Affollatissime le piccole e spoglie aule multimediali dove le due ricercatrici americane hanno affrontato il tema del “villaggio rurale virtuale”, e cioè come si costruisce un blog per dinamicizzare la vita dei giovani delle comunità più remote permettendo loro di entrare in contatto col resto del mondo.
Grande partecipazione, emozione e una serie infinita di domande hanno caratterizzato i laboratori di Halima Oulami sul genere sociale. L’obiettivo che Halima si pone è far capire alle ragazze che esiste una differenza biologica tra uomo e donna, ma che questa differenza non può essere usata per giustificare la discriminazione. Ruoli e partecipazione sociale non sono una prerogativa del genere maschile, ma del genere umano. Halima usa esempi pratici, partendo dalla tradizione e pescando anche nei proverbi, per incoraggiare le giovani studentesse, ma anche le donne che non hanno avuto la possibilità di frequentare la scuola, ad esprimere i propri sogni e a lottare per veder riconosciuto il proprio ruolo nella società