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dal 9 al 12 Maggio 2007

La carovana porta il cinema nei dintorni di Ouarzazate

Il cinema ambulante nel villaggio di Taznaght Schermi montati a Taznaghte, Tabounte e Tadoula Ait Uaya

 

9 maggio, anteprima della carovana del cinema a Ouarzazate. Sul grande schermo montato in piazza passano le immagini di Ouarzazate Movie, il film documentario di Ali Essai realizzato a Ouarzazate che affronta, con amaro umorismo, il tema del lavoro dei “generici”, mentre sono in produzione contemporaneamente quattro film. A Ouarzazate, dove si gira tanto cinema, i film non si possono vedere perché la sala non c’è più, è stata chiusa anni fa.

 

Tra il pubblico, numerosissimo, circa mille persone, spiccano in prima fila le facce commosse delle comparse, che poi racconteranno alle telecamere del Cinemovel la loro vita, il lavoro, i sogni. Alcuni di loro hanno conosciuto registi come Pasolini, Bertolucci, Scott, si sono travestiti, camuffati, truccati, immedesimati e, per la prima volta, hanno avuto la possibilità di rivedersi e di avere anche una piccola consacrazione di fronte al pubblico della propria città.

 

Azur et Asmar projeté au village de Taznaghte10 maggio, la carovana del cinema viaggia verso il vecchio villaggio di Taznaghte, 100 chilometri da Ouarzazate, sulla strada per Agadir. Oltre due ore di macchina "nel nulla pietroso", un deserto di sassi, capre, costruzioni di terra, tappeti stupendi e cielo da apocalisse. A schermo montato, si è scatenata anche una violenta tempesta di polvere e pioggia! Per fortuna tutto l’apparato tecnico ha tenuto e, puntuale, alle 19.45, dal proiettore è uscito l’impalpabile fascio di luce. C'erano tutte le 500 anime che vivono nel vecchio villaggio, tantissimi i bambini seduti a terra, gli uomini con le seggiole portate da casa e le donne, un po' più appartate a godersi Azur e Asmar, la delicata fiaba arabo - andalusa sulla tolleranza di Michel Ocelot.

 

QUICKTIME MOVIE - Avant-première de la caravane du cinéma à Ouarzazate11 maggio, il cinema ambulante è a Tabounte, alle porte di Ouarzazate, quasi un quartiere periferico della città. La proiezione è organizzata, come sempre, con la collaborazione di diverse associazioni locali che si occupano di sviluppo umano, dialogo interculturale, emancipazione femminile. Nel pomeriggio, durante l’allestimento dell’arena (lo schermo viene montato nella grande piazza sterrata che ospita il suk settimanale) bevendo il dolcissimo tè alla menta ci si confronta sui temi dell’immigrazione e sulla Mudawana, il nuovo codice di famiglia, che costituisce un significativo passo avanti verso la parità e il miglioramento delle condizioni della donna in Marocco. Poi, appena si fa buio, partono le immagini di A Casablanca gli angeli non volano, esordio neorealista del regista marocchino Mohamed Asli, che mette in scena lo sradicamento e la difficoltà di integrazione. Ad assistere alla proiezione oltre duemila persone, molti di loro hanno vissuto, e vivono, sulla propria pelle il dramma dell’emigrazione.

 

I corti di Chaplin al villaggio di Tadoula Ait Uaya12 maggio, proiezioni a Tadoula Ait Uaya. Un piccolo villaggio a un’ora di macchina da Ouarzazate. La corrente elettrica è arrivata da poco, gli abitanti registrati sono 700, di origine amazigh (berbera); sembra un set cinematografico, i vicoli sterrati, le case tra rosa e ocra con le finestre piccole per difendersi dal caldo, la scuola nella piazza insieme al minareto. Le bambine all’uscita da scuola ci guardano curiose, timide (più disinvolti i loro coetanei), le parole non ci aiutano, ma i segni sì, e gli sguardi che dichiarano fiducia, il linguaggio del cuore dice Abdel (il responsabile marocchino che ci osserva da lontano), lo scambio di rose profumate e fiori di melograno, il dono di fave e mandorle, il contatto delle mani, il gioco delle foto digitali, una rituale passeggiata insieme verso uno spiazzo “invaso” da un telo bianco. Partono le immagini di Charlie Chaplin e il divertimento è collettivo perché il cinema muto parla un linguaggio universale, poi è la volta di Zaina, cavaliere de l’Atlas: leggende arabe, tradizioni ancestrali e colpi di scena che si fondono con le due tematiche principali del film, il rapporto padre e figlia e l’emancipazione femminile. Il film di Bourlem Guerdjou è stato premiato a Locarno.

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